mercoledì 6 marzo 2013

Quando le @Lettere non avevano la @

Lettere senza la @

Quando le @Lettere non avevano la @. Viaggivano e spuntavano da ogni dove. Tu cambiavi indirizzo, città, paese o continente ma le lettere arrivavano lo stesso. Quando le Lettere poi sono finite nella scatola non hanno smesso di essere delle Lettere. Spuntano ancora e ti portano dove hai bisogno di andare. Quando le #lettere non avevano il # ti portavano nella loro terra d'origine.



lunedì 4 marzo 2013

Anche la regina ci ha dato buca






via whatsapp

Zebra: Nooo! Anche la regina ci ha dato buca cancellando la sua visita a Roma! Bene, quindi: niente governo, niente papa... E niente regina!
Leone: Noooo, la regina noooo
Zebra: Ci tenevo tanto
Leone: Ma quando è stato comunicato?
Zebra: L'ho letto tra le notizie... Oggi.
Leona: Uffaa
Zebra: Ha problemi di salute a quanto pare... O forse (come nel romanzo di Alan Bennett) è soltanto immersa nelle sue letture. Ma in fondo pensaci, se non c'è un governo e neanche un Papa cosa diavolo dovrebbe venire a fare la regina a Roma?!
Leone: Decisamente un'osservazione accuta. Però avrà qualche amico, amica da venire a trovare?
Zebra: Si ma dai, Noi non ci spostiamo mai per far visita agli amici!
Leone: Già... Ora mi sto guardando I Borgia su La 7. C'è sempre da imparare qualcosa da loro.
Zebra: Bene, lo metto anch io

..... pochi minuti dopo, sempre via whatsapp

Zebra: Cmq non c'è più bisogno che tu esca a comprare il libro domani perché te l'ho mandato io e ti arriverà direttamente a casa. Così eviterai di scontrarti con altri corpi umani all'interno di una libreria!
Leone: Ahahaha! Grazie 
Zebra: Prego. Scusa ma mi ero proprio stufata di aspettare! Vado a dormire I Borgia non mi piacciono, Notte
Leone: Notte



The Uncommon Reader by Alan Bennett
(ovviamente un Adelphi)




domenica 3 marzo 2013

extra porta Marmoream





Mentre all'angolo orientale del «Bastiglione Est» del Monte che evoca l’amore dell’Eterno con la terra i visi si incontrano 

sabato 2 marzo 2013

blow it up boom boom


blow it up boom boom, blow it up boom boom, blow it up boom boom, blow it up boom boom

rimbomba anche l'aria contro la finestra desolata. innutile stiracchiare la gola secca, è finita la notte dei tentativi e manovre. si dissolve sotto il pesante respiro il cuscino mentre l'orrore notturno svanisce. il ricordo dei canali dolorosi infuocati dalll'oro della luce ricca di liquidi secchi. il risveglio torna a vivere sul collo della bottiglia contro il palato molle. ugola vibra mentra la gola la beve con un vago ricordo goduto la notte prima. un sapore che non torna. 





venerdì 1 marzo 2013

un piccolo regalo per la mia Zebra



Alla mia Zebra che all'ombra di un'Acacia, si sta riprendendo da questa fastidiosa influenza






mercoledì 27 febbraio 2013

Stéphane Hessel, l'homme d'un siècle



Hessel & Morin

“Under good government, poverty is shame; under bad government, wealth is shame.”
~ Confucius

E' mancato Stéphane Hessel, figlio di Franz Hessel la cui vita è stata raccontata in un romanzo semi-autobiografico di Henri-Pierre Roché e che François Truffaut ha usato per il suo Jules et Jim. Ho avuto la fortuna di passare una settimana di Novembre, tanti anni fa, insieme a lui, alla Danielle Mitterrand e molti altri membri del The World Political Forum ascoltando non solo i loro "interventi istituzionali" in occasione di una conferenza, ma di condividere quei momenti intimi, davanti ad una tazza di caffè o di tè, la sera prima di ritirarci nei nostri comodi letti. Quali sono i Diritti reali dell’Uomo nel mondo politico ed economico odierno e come proteggerli? E’ possibile davvero una “giusta globalizzazione per tutti”? Chi sono i veri responsabili delle violazioni endemiche dei Diritti Umani? Quali i “nuovi Diritti dell’Uomo” sono emersi negli ultimi decenni?
Queste le domande a cui gli ospiti internazionali del World Political Forum erano chiamati a rispondere. Ma io, poi, rubavo le loro storie personali, le facevo mie sui foglietti mentre tutti ridacchiavano dicendo: Me le farai poi leggere piccolo pioniere di Tito?! Fui adottato da questa “Villa Arzilla” come spesso li chiamavo in quanto la loro età non corrispondeva alla fluidità dei loro pensieri e la lucentezze delle loro idee. 
Obiettivo di quelle giornate di lavori del World Political Forum era  favorire gli incontri tra gli uomini politici, tra gli uomini di scienza, le alte personalità della vita  culturale e religiosa di ogni continente, di ogni fede, lingua e cultura; catalizzare le soluzioni pratiche ed individuare nuove regole di governance da suggerire a chi allora e anche oggi è alla guida della politica e dell’economia a livello internazionale in modo da elaborare una strada diversa, una terza via alla ricomposizione delle crisi internazionali. Loro hanno provato a parlare con l'esperienza e la cultura (quella vera) ai "nuovi", ai più "giovani" con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete e politicamente percorribili, da suggerire a chi ha nelle mani il futuro della convivenza pacifica fra i popoli. Quei momenti, ufficiali e non, mi hanno reso indifferente alle urla e agli strilli (anche quei muti) dei possibili governanti di oggi perché quando sfiori con le mani l'Olimpo anche se solo per pochi giorni, tornare a valle risulta così penoso. Riposa in pace adorato Stéphane.



lunedì 25 febbraio 2013

Le parole sono importanti






J1473 (1879) -  F1506 (1879)

We talked with each other about each other
Though neither of us spoke -
We were listening to the Second's Races
And the Hoofs of the Clock -
Pausing in Front of our Palsied Faces
Time compassion took -
Arks of Reprieve he offered to us -
Ararats - we took -    

Ci dicevamo l'una con l'altra dell'una e dell'altra
Benché nessuna delle due parlasse -
Ascoltavamo le Corse dei Secondi
E gli Scalpiti dell'Orologio -
Fermandosi di Fronte ai nostri Volti Paralizzati
Il Tempo mosse a compassione -
Arche di Sollievo ci offrì -
Gli Ararat - prendemmo –

Emily Dickinson, The Complete Poems - Tutte le poesie
Traduzione di Giuseppe Ierolli

A volte è così difficile comunicare l'uno con l'altro. Tuttavia ci sembra di farlo ma poi ci accorgiamo di quanto spesso le parole non siano quelle che veramente vorremmo utilizzare (già mi chiedo se ha senso continuare ora…). Alcuni riescono, attraverso la scelta dei vocaboli “giusti”, a descrivere esattamente il loro stato d’animo o in poche parole sono in grado a suscitarti forti emozioni. Per i sentimenti poi, bisogna attendere. La capacità di scrivere in modo chirurgico o di farsi capire credo ormai sia di pubblico dominio, nel senso che tutti, chi più chi meno, riescono con una certa facilità ad elaborare un discorso di senso compiuto. Invidio certi che seguo sul Twitter che in pochi caratteri combinano delle vere opere d’arte!!! Ma intendersi veramente, arrivare ad una persona riuscendo al contempo a originare in lei dei turbamenti e portare alla luce le immagini nitide non è da tutti. Prendiamo un esempio della letteratura italiana, Mattina di Ungaretti, pochi morfemi messi in fila … Ecco con questo, voglio dire, non viene mica a tutti di svegliarsi la mattina e dire: “m’illumino d’immenso”!, anche perché io la mattina riesco a malapena a sbadigliare, aprire la bocca mi risulta al quanto faticoso, percorro sempre lo stesso tragitto casa – lavoro proprio perché ancora incapace di formulare un percorso tutto mio, utilizzo quello prestabilito. Mi sono sempre chiesto se il problema è la mia-non-lingua. In due lingue europee sono nato, in altre due ho studiato e in una vivo, da quasi 20 anni. Ma leggendo questa poesia di Emily Dickinson mi sembra che può esserci un rimedio: quello di aspettare, di non contare ansiosamente le ore di un dialogo impaziente ma di farci guarire dal tempo che passa. Un pò come un'arca che ci porti lentamente fuori da questo diluvio di lingue e di parole e ci posi dolcemente su vette comprensibili.