fra un paio di generazioni leggeranno sui libri che l'eccessiva libertà d'espressione ha generato la più grande fase di decadenza del nostro secolo. ed ecco, un ulteriore contributo
domenica 10 febbraio 2013
mercoledì 6 febbraio 2013
Never explain, Never complain
Una delle espressioni più note
dell'educazione britannica è "Never explain, never complain". Mai
dare spiegazioni, mai lamentarsi. Per le spiegazioni un caso tipico potrebbe
essere quello dell'alunno che arriva in classe in ritardo. Nel mondo non-anglosassone,
diciamo si usa chiedere scusa e spesso aggiungendo che la sveglia si è
rota, un qualche parente è stato ricoverato d’urgenza… Tutto questo sarebbe
considerato superfluo da parte dei pragmatici britannici, per i quali quello
che conta è il fatto in se stesso - il ritardo si intende -, il resto è
solamente una mera chiacchiera. Ah ecco da aggiungere che all'insegnante non
verrebbe in mente di chiedere le ragioni del ritardo. Sarebbe una vera
stravaganza. Quanto al non lamentarsi qui tocchiamo un precetto dalle
implicazioni sociologiche, pare piuttosto complesse. Di fatto se qualcuno
ponesse ad un inglese anche in fin di vita l'abituale domanda how do you
do? (anche se avrei da obbiettare qualcosa perchè proprio
l’altra settimana mi diedero del “posh” perchè non ho utilizzato la forma how
are you, ma fui immediattamente rassicurato che sicuramente si doveva trattare di uno
straniero) si sentirebbe senz’altro rispondere rather well. Tale
approccio lo ritrovo anche nella home page del quotidiano inglese The Times che riguarda un importante avvanimento sociale -
è stato approvato il progetto di legge che autorizza i matrimoni tra
persone dello stesso sesso dalla Camera dei Comuni (che poi andra dai Lords a Maggio per tornare nuovamente dai Commons, quindi ne sentiremo ancora parlare)
segue questa dichiarazione da parte del Boris Johnson, sindaco di Londra, un
tory, quindi uno di quelli che dovrebbe essere contrario (anche se di fatto
molti conservatori si sono schierati pro, tolto Roger Gale che "simpaticamente"
ha paragonato il tutto ad un
tentativo "orwelliano" di cambiare il significato della parola
matrimonio)
2143 GMT Boris Johnson welcomed tonight’s
vote in a statement which contained a warning for the Government.
“You can’t champion equality in a free
society if people aren’t truly equal,” said London’s Mayor. “The passage of
this Bill is an important step on the road to redressing that inequality, and I
welcome tonight’s vote.
“Now that this is settled it’s important that
we focus once again on what matters most to people across London and across the
country - improved living standards, job creation and growth.”
Ecco la seconda parte che trovo
particolarmente significativa: Ora che questa cosa è sistemata, concentriamoci
nuovamente su quello che riguarda la maggior parte della gente di Londra e del
paese: qualità di vita migliore, lavoro e la crescita economica.
E’ quasi paragonabile ad un’altro modo di
vivere dei britannici, il caso del bambino che, giocando, cade facendosi male.
Il rituale mediterraneo, prevede che il bambino si metta a piangere a dirotto e
che la madre o i passanti si precipitino, angosciati, per consolarlo a forza di
carezze, parole, insomma di tutto per alleviare questo terribile dolore. In
Gran Bretagna, invece capita spesso la reazione opposta: Il genitore continua a
svolgere l’attività che lo vede occupato in quell momento (leggere il giornale,
ad esempio) e il pargolo viene lasciato piangere (si parla di incidenti che di
solito non comportano traumi
gravi, si intende) E’ molto probabile che
il bambino smette di farlo abbastanza rapidamente.
Ecco, è proprio questo modo di essere, discreto e non sciatto (e se
sciatto allora decisamente sciat-è-chic), pacchiano e spudorato (alla te lo
schiaffo in faccia per capirci) che a me affascina di quel paese. Così come gli
uomini, che in campagna continuano ad indossare il tweed dai colori autunnali
con le borse Chapman mentre in città, al lavoro, il scuro (o anche
gessato) è d'obbligo. Sempre con le calzature di Northampton (che
però mi dicono amici fiorentini, hanno imparato a fare dagli italiani). Certo, non sono ancora sicuro che riuscirò a perdonarli così facilmente quello che hanno fatto a Oscar Wilde, ma quello è un'altra storia. Credo.
sabato 2 febbraio 2013
Il Giorno Della Marmotta
"Anything different is good."
Potrebbe andare anche peggio. Potemmo trovarci a Punxsutawney, in Pennsylvania, ospiti di un alberghetto di provincia e svegliarci in una stanza dalle tende fiorate, vittime di un'ostinata radiosveglia pronta ad interrompere i nostri sogni dorati, puntuale ed indistruttibile, armata della forza assurda delle sei del mattino e perennemente incantata su una una canzone di Sonny & Cher. Potremmo scoprirci ostaggi di pankcakes e toast, vittime indifese di incontri grotteschi, pronti ad indovinare gli eventi e dotati del superpotere di sapere in anticipo tutto quello che accadrà. Tra dieci secondi il cameriere farà cadere le tazze, tra cinque un uomo rischierà di morire strozzato dal cibo, in quel posto -proprio adesso- comparirà il solito vecchio compagno di scuola e tra meno di otto secondi Larry (il cameraman) entrerà da quella porta. Oggi potrebbe essere quel giorno che credevamo fosse ieri e che non sarà diverso domani, neanche di una virgola. E potremmo rimanere incastrati nell' estenuante ricerca di un'assonnata marmotta chiamata a predire le sorti metereologiche ed il destino della primavera.
Infatti la leggenda vuole che ogni anno, il 2 di Febbraio ci si debba mettere alla ricerca di una marmotta e della sua tana. A quanto pare è questo il giorno previsto per la fine del letargo di questa specie che si prepara dopo un lungo sonno, a riaffrontare il mondo esterno. Se la marmotta esce dal suo rifugio, senza riuscire a vedere la sua ombra perché il tempo è nuvoloso, vuol dire che l'inverno finirà presto. Se invece, sventuratamente, la intravede riflessa dai raggi di una bella giornata, si spaventerà e tornerà di corsa nella calda ed ovattata pace della sua alcova sotterranea, lasciando a noi il presagio nefasto di un inverno che non accenna a finire.
Grazie a Dio quest'anno ci è andata bene! Direttamente da Punxsutawney, Pennsylvania, ci arriva l'allegra notizia che la primavera è finalmente vicina. Nonostante questo, speriamo domani mattina di non svegliarci con la stessa canzone, di trascinarci in bagno diversamente da ieri, con altri pensieri nella testa, lontano dai quei rituali che ogni giorni tendono ad assottigliare i nostri potenziali, dotati di un'insolita luce e di qualcosa -qualunque cosa- di assolutamente nuovo e diverso.
Paperman
"Paperman - Full Animated", opera prima di
John Kahrs in corsa agli Academy Awards 2013 come miglior
cortometraggio di animazione, un mix tra disegno a mano dei cartoon in
bianco e nero e le ultime tecniche digitali (da repubblica.it)
giovedì 31 gennaio 2013
sabato 26 gennaio 2013
Lotte Pritzel e l'androgino moderno
All'inizio del ventesimo secolo un artista di nome Lotte Pritzel creava oggetti molto speciali: Bambole per le vetrine. Fatte di cera, l'altezza di circa 10,5 - 25,5 pollici, i
ritratti di personaggi diversi: dame e signori vestiti come persone
del diciottesimo secolo, ballerini, figure esotiche e androgine.
Charlotte Pritzel (1887-1952) era nata a Breslavia. All'età
di 18 anni si trasferisce a Monaco di Baviera e diventa un membro
della cosiddetta Schwabing Bohémien. Tra
i suoi amici: artisti, attori, scrittori e poeti come Franziska zu
Reventlow, Erich Muehsam, Jakob van Hoddis, Carl Zuckmayer e Rainer
Maria Rilke. Quest'ultimo
è anche l'autore di un testo sulle Pritzel-Puppen - un
esempio di adorazione per entrambi: per la Lotte e per le sue figurine di cera.
La prima mostra delle sue bambole fu nei grandi magazzini di Hermann Tietz a Monaco
di Baviera, Berlino e Amburgo. Le bambole Pritzel rapidamente diventare un vero successo. Inizialmente creò figure mobili. Il corpo era fatto di stoffa, imbottito con il cotone, la testa e le gambe erano modellate con la cera. Alcuni anni dopo, verranno posizionate sui piccoli piedistalli e fissati nelle loro gesta. Le bambole hanno avuto nomi come Madonna, Angelo o Ballerina. Una relazione affascinante si stabilì tra questi oggetti d'arte, la danza e il cinema. I ballerini come Niddy Impekoven, Anita Berber, Grit Hegesa e Herta Horn crearono alcune
performaces ispirate dalle bambole Pritzel e nel 1921 è stato girato un film sulla Pritzel.
Come sogni di un infanzia ancora poco corrotta il suo immaginario legato all'androginia mirava forse alla completezza, non solo sul piano mistico, per non dire religioso, ma anche su
quello psicologico. Il risultato sono le bambole, talvolta ambigue, perchè il suo era un bisogno reale, quanto lo era quello di Orlando di Virginia Woolf, Seraphita di Balzac o il Golem di Gustav Meyrink.
domenica 20 gennaio 2013
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