giovedì 8 novembre 2012

The Morning Conference Call and the Labyrinth



During this morning business conference call with a client

Mr. J:  Good morning Leo, I am so sorry for my delay with this response, just yesterday I have returned from Japanese trip.

Leo: Don't mention it. Hope your trip was successful.  

Mr. J: It was , indeed. During my flight back home last night, I dreamed a curious dream.

Leo: I rarely remember my dreams. What did you dream about? 

Mr. J: It was all about you I am going to tell it to you, hope you do not mind.

Leo: No, not at all mr. J. Please continue.

Mr. J: Last night I dreamt I was normal (Mr. J  have an ongoing and very visible medical problem) yet people still pointed and laughed. I get rude remarks and such on a daily basis yet in the dream I had no medical issue and no scars yet I was being laughed at even more than normal. Weird. Then I saw you. Dressed like a Lady. 

Leo: I beg your pardon Mr. J? 

Mr. J: Yes, it was like talking to a 19th centuries English old lady, dressed in black. You were polite and gentle. You’ve gave me a kiss and disappeared into a Labyrinth. You told me to hurry and come to you and so I did but you disappeared again. Then the music started.

Leo: The music Mr J? What kind of music?

Mr.J: I do not remember Leo, but it was a wonderful music. Thank you Leon, you’ve made my dream pleasant at the end. So, what about your proposal, could we discuss the budget now? It is little bit high.

Leo: Certainly Mr J, but please remember, it’s still the economic one, compared to the actions I must undertake. As you mentioned in your dream, you figure out what the labyrinth the media world is and I shall help you how to get out of it.

Mr. J: Leo, you are a bastard! But a charming one!

Leo: I know Mr J, now if you don’t mind… 



From the 207, under a snowstorm


Mercer&Prince (Photo by Zebra)



Sette finestre su una bufera di neve. La 207 è tutt'altro che una stanza qualunque. Sotto le coperte si ha come l'impressione di fluttuare nella tempesta , senza subire però nessuna aggressione da parte dei venti gelidi e dei fiocchi che pesanti cadono, senza sosta, da oggi pomeriggio. Non dormo ormai da quasi 40 ore, mentre la fortuna mi ha appena fatta inciampare sul canale giusto, al momento giusto. 






Vade retro AA!








Hostess depresse quasi sull'orlo di una crisi di pianto oppure hostess dai capelli a pandoro sciolti con tendenza alla calvizia che cadono su vassoi di cene vomitevoli e colazioni tirate in faccia ai passeggeri, sedili reclinabili di un millimetro, puzze di ogni tipo, luci rotte che se mai ti viene voglia di leggere un libro durante 10 ore di volo, non puoi e ancora nessun video, nessuna dimostrazione sulla sicurezza dell'aeromobile, le uscite di sicurezza devi cercatele da solo, il comandante è muto, sempre e comunque, anche se l'aereo balla per nove ore di fila. L'auricolare devi portartelo da casa insieme ad una tuta termica che ti protegga dai i venti mortali dell'aria condizionata. L'American Airlines è semplicemente la compagnia più schifosa del mondo. Tanto valeva allora viaggiare con questo!






La casa sul fiume di Henry Mancini

La casa sul fiume (quella di destra)

Quel giorno in quella casa sul fiume capitò una cosa davvero unica. 
I primi giorni d’autunno proprio come accade in questi giorni, erano ancora caldi e le finestre del palazzo quasi tutte spalancate e rivolte verso il fiume. Al primo piano, sul davanzale trovai seduta la mia vicina Alma. Gamba penzolante, sguardo trasognato e il mento alto, girato verso le montagne. Dalla sua finestra usciva la Moon River, Breakfast at Tiffany's. Entrai nell’androne del palazzo e correndo come sempre, feci in fretta lunghissimo e sempre indifferente scalone fino al secondo piano e proprio mentre cercavo di staccare il mazzo delle chiavi dalla cinutura delle mie braghe (lo stile secondino era piuttosto in voga tra i teenager dell’urbe) si apri la porta del nostro dirimpettaio, prof Kohen. Usci fuori solo il loro gatto giallo, la porta rimase spalancata e …  e sentii in gola la corrente d’aria imbevuta di Scandalo al sole! 



Entrai in casa. La nostra era stranamente buia. Dalla stanza di mia madre arrivava dell'altra musica. Come quel felino giallo dei Kohen sgattaiolai dentro, e mi accovaccia accanto a lei, sul braciolo della poltrona di pelle verde. Stava guardando un film. 



“Ma è bellissima! Però anche questa parla d’amore” non mi rispose. Piangeva. 
A noi piaceva così tanto passare le domeniche pomeriggio a guardare i film nella sua stanza e…piangere.
“Per favore, mi dici, questa canzone, di chi è?”
“Henry Mancini, quello che ha scritto le musiche di Moon River, di Days of Wine, di Scandalo al sole …”
 Quel giorno il Cosmo e tutti gli abbitanti della casa sul fiume si erano messi d’accordo per farmi ascoltare la musica di Mancini. A me è capitato. 
Che mondo matto che era il nostro. 

lunedì 5 novembre 2012

Prima pagina. Diario di viaggio.


Sunday Sunset, Ipanema (Photo by Zebra)




Sono passati ormai dieci giorni da quando ho messo piede per la prima volta in Brasile. Neanche un attimo di queste 240 ore è andato sprecato. La vita che ho assaporato qui è impressa in me in maniera indelebile. I luoghi visitati, le persone conosciute, le strade, la musica, il colore verde degli alberi,  il rumore dell'oceano che di continuo infrange le sue onde sulla riva, hanno superato di gran lunga ogni mia aspettativa. Ho raccolto un'infinità di immagini, frasi, filmati che non vedo l'ora di condividere perché mai, nell'arco di questi giorni, ho smesso di pensare a queste pagine. 
A volte credo sia giusto vivere senza raccontare. L'intensità di ciò che ho conosciuto merita di poggiarsi sul mio cuore prima di volare via. Qui ho scoperto di avere una famiglia, ancora più estesa, ancora più esuberante di quella che possedevo già. Ho scoperto dei lati di me così nuovi da rivoluzionare ogni singolo aspetto della mia persona. Ho trovato risposte, cercato nuove soluzioni e più di ogni altra cosa ho osservato tutto ciò che si offriva al mio sguardo, senza risparmiare niente. 
Questo è un viaggio nato molto tempo fa, sotto forma di Desiderio. E' un viaggio di famiglia, qualcosa di personale e di fondamentale allo stesso tempo. Racchiude la storia di tre generazioni e vive nel presente con la soddisfazione di aver trovato un pezzo di puzzle mancante. Nessuna storia è mai veramente completa se non si ha l'occasione di avvicinarsi e il coraggio di ascoltare, di essere presenti. Sono felice di essere qui soprattutto per questo. 
Rio de Janeiro è strepitosa. La adoro! E New York ha ufficialmente una nuova rivale. Stesso colpo di fulmine: l'ho amata dal primo istante, senza provare ombra di dubbio. Più che arrivare è  stato come tornare in un luogo che già conoscevo. Eppure è la prima volta che mi scontro con i suoi sette milioni di abitanti dall'anima carioca, con questi infiniti chilometri di spiagge e con le montagne più verdi e affascinanti che una metropoli possa vantare. Da Ipanema a Lagoa, da Santa Teresa al Jardim Botanico, da Leblon a la Barra, da Bottafogo al Pao de Acucar, da Copacabana a Flamengo, da Lapa fino alle Favelas, oltre il Corcovado, oltre il Cristo Redentor, Rio de Janeiro è un abbraccio che ti stringe e non ti lascia più. 









domenica 4 novembre 2012

What is a Weekend?


 video by leone, sul sedile del copilota mentre sulla radio andava la la la la la

Chi riesce a tracciare all'interno di sé il passaggio di un week-end oltre il solito “bello, si, però il prossimo…” Proprio così, li terminano quasi tutti inesorabilmente con l’attesa di quello successivo. Perchè? E’ per caso una banalissima questione della natura umana che si rispecchia in una delle frasi più versatili forse mai essistite: non è mai abbastanza? Il tempo non è mai abbastanza, quel che si fà non è mai abbastanza?, non è mai abbastanza tardi perdonare chi ci ha traditi, non è mai abbastanza presto per capire che ciò che si è tanto cercato è quello che sempre si è avuto… 

E se il primo fine settimana (qui ho sempre il dubbio se si tratta di un sostantivo maschile invariabile nonostante i lemmi "fine e "settimana" siano femminili) traesse le origini dal giorno di festa settimanale delle “principali” religioni monoteiste del mediterraneo? Ma anche qui non è poi così semplice trovare un vero punto d’incontro. Il giorno, per gli ebrei e i musulmani, non inizia a mezzanotte come per un cristiano, ma al tramonto del Sole, e quindi termina con il tramonto del giorno successivo. Così il sabato ebraico inizia al tramonto del venerdì cristiano e il venerdì musulmano inizia al tramonto del giovedì cristiano (pomeriggio o sera a seconda delle stagioni, se non mi sbaglio). L’Evento, cioè la giornata festiva della settimana, per tutti i tre rimane comunque il tempo dato dalla Divinità perché questo faccia memoria dell'Evento compiuto dall'altissimo, buonissimo, onnipotentissimo… E quindi me ne accorgo, che il significato del riposo nel giorno di festa non coincide pertanto con quello di "vacanza" che per tutti indica un giorno vuoto, vacante, da occupare liberamente con attività diverse da quelle dei giorni lavorativi. 

Quindi l’origine del week-end come lo si intende oggi, qualcosa che ci spetta, chi ci è dovuto, che ci siamo “guadagnato” deve essere legata a qualcosa di più “recente” della Creazione del Mondo? Al valore del lavoro? Non quello Divino, per intenderci.

Ma che cosa è il valore del lavoro? Il lavoro, o si trova ancora nel lavoratore, o ne è di già uscito; cioè vuole a dire, il lavoro, o è la forza, la potenza di fare una cosa, o è la cosa stessa già fatta: insomma, il lavoro, o è la forza di lavoro, o è la merce. Un pò come per un ministrante appare immediato a rivolgersi alle sacre scritture così ad un pioniere di Tito viene naturale a rincorrere a qualche citazione di questo tipo:  In primo luogo è evidente che l’operaio, durante tutto il tempo della sua vita [sotto il capitalismo], non è altro che forza lavoro e perciò che tutto il suo tempo disponibile è, per natura e per diritto, tempo di lavoro, e dunque appartiene all’autovalorizzazione del capitale. Tempo per un’educazione da esseri umani, per lo sviluppo intellettuale, per l’adempimento di funzioni sociali, per rapporti socievoli, per il libero gioco delle energie vitali fisiche e mentali, perfino il tempo festivo domenicale: fronzoli puri e semplici! (Karl Marx, Il capitale, volume I, capitolo VIII)

Quindi posso mai pensare che il mio week-end passato sia stato, di fatto, poco “inquinato” dalla forza lavoro? Allora perchè ne bramo un’altro? Forse l’unica spiegazione sensata che ora mi viene in mente è una frase, di un filosofo americano mancato alcuni anni fa, piuttosto letto ed amato da molti quanto snobbato dalle elite intellettuali continentali e accademiche: Sforzati sempre di eccellere, ma solo nei week-end! 



 

giovedì 1 novembre 2012